Stadio Friuli, lo scontro Anac-Udinese e i rischi della paralisi burocratica

Stadio Friuli, lo scontro Anac-Udinese e i rischi della paralisi burocratica

L’Udinese si dichiara pronta a lasciare l’impianto ristrutturato nel 2015 e chiede il rimborso dei costi sostenuti (48 milioni) dopo i rilievi dell’Autorità nazionale anticorruzione

L’Udinese si dichiara pronta a lasciare la Dacia Arena e a chiedere un rimborso da oltre 48 milioni di euro. I rilievi dell’Autorità Nazionale Anticorruzione in merito alla procedura di cessione del diritto di superficie dello stadio Friuli per 99 anni da parte del Comune di Udine ha portato alla dura reazione del club bianconero, che ha già annunciato ricorso nelle sedi opportune, ma ha anche paventato la possibilità di richiedere la risoluzione anticipata del contratto che dal 2013 è gestito direttamente dalla società friulana. In sintesi per l’Anac lo stadio su cui il club ha investito resta un bene pubblico e quindi ogni passaggio e possibilità di sviluppo deve necessariamente passare dal filtro di questa qualificazione giuridica. Con tutte le lungaggini e gli impedimenti che hanno fin qui bloccato per la società della famiglia Pozzo il pieno sviluppo delle attività complementari. Un altro esempio di come la politica e la burocrazia italiana non abbiano ancora compreso i valori di rigenerazione urbana e di leva economica rappresentati da stadi moderni e polifunzionali.

Il provvedimento dell’Autorità anticorruzione (oggetto in queste settimane di un braccio di ferro politico per un nuovo inquadramento istituzionale che potrebbe portare anche a una revisione delle compepenze e dei poteri) è stato emesso lo scorso 26 maggio e stablisce «che lo stadio non può essere considerato alla stregua di una struttura privata di proprietà della società» poiché quanto previsto dal contratto di concessione del diritto di superficie (che ha sostituito la convenzione del 2011) non si esaurisce «con l’alienazione del diritto di superficie verso la ristrutturazione» ma comprende «anche ulteriori elementi tra cui la gestione dello Stadio, principale prestazione richiesta in sede di gara”. Sempre nella stessa delibera, l’Anac «rileva l’omesso controllo dei lavori di manutenzione annuale per un ammontare di 250mila euro annui, a carico della società, per tutta la durata del diritto di superficie» e l’inadempimento contrattuale «per la mancata presentazione di una legittima garanzia verso l’assolvimento di tutti gli obblighi relativi ai lavori di manutenzione straordinaria per un ammontare di 250mila euro annui e del pagamento del corrispettivo dilazionato a valere sul corrispettivo per la cessione del diritto di superficie». Sia il Comune che l’Udinese sono invitate a comunicare all’Autorità le determinazioni assunte per rimuovere le illegittimità o irregolarità entro 45 giorni.

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